Una strana eredità
- Suzette Monet

- 12 lug
- Tempo di lettura: 2 min
Non ho ricevuto in eredità ricette, ma ricordi.
Non ho un quaderno di famiglia. Non esiste, da nessuna parte, una pagina con la grafia di mio nonno Roberto che segna dosi e tempi. Per anni questo mi è sembrato un vuoto, quasi una colpa: come si può fondare un'intera disciplina sul gusto senza possedere nemmeno una ricetta scritta di suo pugno?
Poi ho capito che avevo confuso due cose diverse. La ricetta è una misura. Il ricordo è un corpo.
Quello che mi ha lasciato mio nonno non si può trascrivere in grammi. È il modo in cui teneva il coltello leggermente inclinato, come se tagliare fosse un gesto da chiedere permesso. È l'odore del burro che comincia a dorarsi, che ancora oggi mi riporta in una cucina di Milano che non esiste più. È una frase, 'senti, senti, senti' , ripetuta come invito a fidarmi di me stessa prima ancora che della tecnica.
Le ricette si possono copiare. I ricordi no. Per questo credo che siano un'eredità più sincera: non pretendono di essere replicati identici, chiedono solo di essere riconosciuti quando tornano, spesso senza preavviso, davanti a un piatto qualunque, in una cucina che non è quella dell'infanzia.
Ho imparato che in ogni famiglia esiste una figura che non ha lasciato regole, ma presenza. Qualcuno che cucinava in un modo che nessuno è mai riuscito a copiare del tutto, e che proprio per questo resta più vivo di qualunque ricetta perfettamente riuscita. Non l'esattezza del gesto, ma il calore che lo accompagnava, è quello che si deposita nella memoria e riaffiora anni dopo, intatto.
Per questo oggi non voglio scrivere io sola. Voglio chiedere a voi.
Chi vi ha lasciato in eredità un ricordo, invece di una ricetta? Che odore, che gesto, che frase pronunciata mentre si cucinava vi torna ancora addosso, all'improvviso, quando meno ve lo aspettate? Non serve che sia un piatto importante. A volte basta un uovo sbattuto male, un caffè versato sempre nello stesso modo, il rumore di una pentola messa sul fuoco alla stessa ora ogni giorno.
Scrivetemelo. Raccontatemelo come lo raccontereste a chi lo ha vissuto con voi. Non ho bisogno della ricetta esatta. Ho bisogno del ricordo, così com'è rimasto: imperfetto, parziale, vostro.



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