top of page

La cucina della memoria

  • Immagine del redattore: Suzette Monet
    Suzette Monet
  • 17 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min


Ciascuno di noi, nella propria storia, ha dei sapori che non ha mai abbandonato. Fanno parte della memoria e ci ricollegano a un tempo, a una persona, a una voce,... Il gusto è ciò che ci permette di ritornare indietro nel tempo, più velocemente di qualunque altra cosa.

Nell’emotivogastronomia il cibo è memoria, perchè ciascuno di noi vive un’emozione tutte le volte che si relaziona col cibo e spesso si tratta di emozioni che appartengono ad un tempo che credevamo perduto.Basta il profumo di una minestra in una sera d’inverno, per riportarci a una cucina, a un rumore, a una luce, a una voce. Tutto ciò avviene per dirci che il cibo conserva tutto ciò che da lui è passato attraverso le emozioni.

In ogni famiglia ci sono ricette che appartengono al patrimonio familiare che sono vere e proprie ‘coordinate emotive’ e quando, attraverso un  profumo o un sapore, torniamo a quei profumi e a quei sapori dell’infanzia, cerchiamo quella memoria che è ancora dentro di noi e non l’abbiamo dimenticata.

Noi vogliamo a tutti i costi riprodurre quel sapore della memoria, ma quel sapore era fatto da equilibri di persone, di stagioni, di caratteri, di gesti che non sono più presenti.

Ed ogni volta che cuciniamo con l’intenzione di ritrovare quei sapori legate a situazioni e persone , lo facciamo per dire proprio a quelle persone che non le abbiamo dimenticate e le ritroviamo in ciò che abbiamo cucinato ed il gusto è ciò che ci permette di farlo nel più breve tempo possibile. Ma il gusto non ci lascia al ritorno, ci permette anche la continuità, per farci capire che la nostra storia si tesse continuamente, anche quando il filo della tessitura oggi ha un colore diverso da quello di allora.

Il ruolo di questi sapori legati alla nostra storia, è il nutrimento per la storia stessa: un piatto finisce, ma il sapore dura per tutta la vita.







Commenti


bottom of page