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Prima che la cena cominci davvero

  • Immagine del redattore: Suzette Monet
    Suzette Monet
  • 26 giu
  • Tempo di lettura: 2 min

Prima che la cena cominci davvero, la tavola è già piena e i piatti sono ancora vuoti. È il momento che mi interessa di più, quello in cui tutto è pronto e niente è ancora successo.

Ieri sera era quel momento, in terrazza, con il sole che scendeva dietro il campanile e la tovaglia bianca segnata di rosso corallo, come se qualcuno avesse disegnato sopra il lino i rami di un fondale marino. I bicchieri già versati. Il vino che prendeva colore dalla luce, non il contrario.

Non c'era ancora cibo nei piatti. Eppure la fame, quella vera, quella che conta, era già tutta lì: nella voce di chi arrivava dalle scale, negli abbracci dati in piedi prima di sedersi, nel gelsomino che si confondeva con l'odore che arrivava dalla cucina. Chiamo boccone soglia il primo assaggio che si fa con gli occhi, prima ancora di prendere la forchetta. Ieri sera il boccone soglia è stato questo: una tavola pronta, una famiglia che si raduna troppo raramente, e un cielo che si è messo d'accordo con la serata per fare le cose in grande. Una cena in famiglia, vera, non è mai il cibo. È la coppia di polarità che si forma tra l'attesa e l'arrivo, tra il vuoto del piatto e il rumore di chi sta per riempirlo.

Le riunioni così, a Palermo come altrove, non capitano abbastanza spesso. Lo sappiamo tutti, e proprio per questo, quando capitano, ce le teniamo addosso più a lungo del necessario, un bicchiere in più, una lanterna lasciata accesa anche quando in tavola è rimasto solo l'ultimo dolce, una sedia che nessuno ha voglia di spostare per andare a letto.

Questa è la fotografia che custodisco di ieri sera, prima ancora che arrivasse il primo piatto: una tavola che aspetta, e una famiglia che, per una sera, ha deciso di non avere fretta.


 
 
 

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