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Noto si attraversa prima con gli occhi, poi con i piedi

  • Immagine del redattore: Suzette Monet
    Suzette Monet
  • 26 giu
  • Tempo di lettura: 1 min

Noto si attraversa prima con gli occhi alzati che con i piedi.

Cammino per le sue vie e la pietra dorata si fa quasi liquida nella luce di giugno: questo è il tufo locale, la pietra di Noto, che i siciliani dicono "viva" perché cambia colore con le ore: bionda al mattino, miele nel pomeriggio, quasi ambra quando il sole comincia a piegarsi. Anche una città, prima di un piatto, va assaggiata con lo sguardo. Senti, senti, senti non si riferisce solo al cibo, ma a tutto ciò che ha una voce, se sai fermarti.

I balconi qui sono protagonisti, non decorazione. Le ringhiere in ferro battuto disegnano ragnatele contro il cielo, i portali si arricciano in volute che sembrano respirare ancora il barocco che le ha generate dopo il terremoto del 1693. Noto rinata, ricostruita tutta insieme, e per questo coerente come una frase scritta in un solo fiato.

Poi la fontana, con il suo Tritone che soffia conchiglie d'acqua tra le facciate delle chiese. E la sera, quando le cupole si accendono di luce calda contro il buio, capisci che questa città ha imparato a recitare se stessa al tramonto non per gli altri, ma perché è così che si sente più vera.

Una città-soglia, anche lei. Si entra in un modo, si esce cambiati.

 
 
 

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