Non so stare ferma
- Suzette Monet

- 8 giu
- Tempo di lettura: 2 min

Non so stare ferma
Conosco persone che sognano il giorno in cui potranno finalmente rallentare.
Io no.
Lo dico senza vergogna e senza cercare giustificazioni eleganti: non so stare ferma, non ne sono capace. Potrei sedermi su una poltrona comoda, con una tazza di tè tra le mani e un pomeriggio completamente libero davanti a me, ma dopo pochi minuti il mio cervello inizierebbe a correre più veloce di prima.
Perché il punto non è il fare. È il pensare.
Le mani possono anche fermarsi. La mente, invece, continua a viaggiare:
un'idea chiama l'altra, un articolo ne genera tre, una conversazione ascoltata per caso diventa lo spunto per una riflessione, una fotografia vista distrattamente su uno schermo accende il desiderio di raccontare una storia. E mentre sto lavorando a un progetto, nella mia testa ne sono già nati altri cinque.
A volte è stancante, certo.
Ci sono giornate in cui vorrei riuscire a spegnere tutto, mettere il mondo in pausa e concedermi il lusso dell'immobilità. Ma poi mi rendo conto che questa agitazione creativa è parte di me. Lo è sempre stata.
Da bambina passavo ore nella cucina di mio nonno Roberto. Lui preparava piatti meravigliosi, ma ciò che mi affascinava davvero era il movimento continuo. Le persone entravano e uscivano, le idee prendevano forma, i profumi cambiavano ogni minuto. Nulla restava fermo troppo a lungo.
Forse è lì che ho imparato che la vita è movimento.
Oggi il mio lavoro occupa gran parte delle mie giornate. Scrivo, studio, leggo, progetto, organizzo. Ci sono articoli da terminare, podcast da registrare, idee da sviluppare, incontri da preparare. Spesso le ore sembrano non bastare mai.
Eppure adoro tutto questo.
Non perché sia semplice. Non perché sia leggero. Ma perché ogni giorno mi offre la possibilità di imparare qualcosa di nuovo, di scoprire una storia che ancora non conoscevo, di trasformare una curiosità in un racconto.
Il lavoro, quando nasce dalla passione, smette di essere soltanto un dovere. Diventa una forma di dialogo con il mondo.
Qualcuno mi chiede spesso se non senta il bisogno di riposare.
La risposta è sì.
Ma il mio riposo raramente coincide con l'assenza di idee. Più spesso consiste nel cambiare prospettiva, nel concedermi una passeggiata, un libro, un viaggio, una cena condivisa. Perché so già che, da qualche parte lungo il percorso, nascerà una nuova storia.
E allora ricomincerò.
Con la stessa curiosità di sempre.
Con la stessa voglia di capire, raccontare e creare.
Perché, in fondo, ho imparato ad accettarlo: non so stare ferma.
E forse va bene così.
E voi? Riuscite a godervi l'ozio senza pensieri o siete tra quelli che, come me, trasformano ogni momento di quiete nell'inizio di una nuova idea?



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