Maccheroncino IGP di Campofilone
- Suzette Monet

- 6 giu
- Tempo di lettura: 1 min

Conosco questo ristorante da quando mi sono trasferita a Torino, sette anni fa. Ho avuto la fortuna di assistere alla sua evoluzione qualitativa. Un'escalation mirabile, che non mi ha sorpreso. Ho scorso il menù e ho scelto di assaggiare questo piatto,dopo una lunga titubanza tra altre proposte interessanti: maccheroncini IGP di Campofilone al nero di seppia e ragù di trippa al tonno rosso. Il piatto si presenta subito come un racconto intenso e profondo, capace di scuotere le emozioni più nascoste. Il maccheroncino IGP di Campofilone, tinto di nero profondo dal nero di seppia, si avvolge in un abbraccio misterioso, che ti sfida a scoprire un segreto custodito tra i fili sottili della pasta. Perfettamente al dente.
Il ragù di trippa al tonno rosso, ricco e complesso, porta l’eco di terre lontane e di mari profondi, un incontro inatteso tra la terra e il mare; l'armonia che si crea è davvero sorprendente. La salsa è densa e avvolgente, con un non so che di antico.
Ogni boccone è un viaggio sensoriale che sfida la mente e accende il cuore, un equilibrio perfetto tra forza e delicatezza, tra tradizione e audacia. È un’emozione che si traduce in un dialogo silenzioso tra chi cucina e chi assapora, un invito a lasciarsi andare, a perdersi e ritrovarsi in un attimo di pura intensità.
Qui, il gusto diventa memoria, desiderio e poesia. Un’opera d’arte che parla senza parole, per chi sa ascoltare il linguaggio segreto del cibo.
Da 'Emotivogastronomia in viaggio' , di Suzette Monet



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