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Il profumo del caffè e la memoria delle mani

  • Immagine del redattore: Suzette Monet
    Suzette Monet
  • 18 ore fa
  • Tempo di lettura: 1 min

Ogni mattina, in molte famiglie italiane, il profumo di caffè invade la cucina, subito dopo il borbottare della moka. Non tutti lo sanno, ma quel profumo è una chiave per aprire porte che sono rimaste chiuse, spesso da troppo tempo.

Mio nonno Roberto, chef milanese con ristorante a Parigi, diceva che non basta bere il caffè: prima lo si deve ascoltare.

Sono cresciuta nella cucina del suo ristorante e questa fortuna mi ha permesso di imparare cose che imparano solo i bambini che hanno avuto la fortuna di vivere un’infanzia simile alla mia. Tra le cose che ho imparato c’è quella che ogni ingrediente ha una voce, anche il caffè.

Lo preparo con la fiamma dolce e, almeno il primo sorso, lo bevo in silenzio. E ascolto. La memoria si apre e mi racconta di quell'infanzia a Parigi, del ristorante, della stanchezza, della pazienza , dei piatti che uscivano pieni e tornavano vuoti.

Il cibo è molto più di un nutrimento, è soprattutto un linguaggio e il caffè, bevuto al mattino, è la prima frase del dialogo con noi stessi.

Vi invito ad ascoltare il primo caffè della giornata: ciò che vi racconta, ciò che vi fa ricordare, le emozioni che vi fa sentire dal primo assaggio fino all’ultimo sorso.

Il cibo parla. Sempre. Dobbiamo saperlo ascoltare.


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