La casa in campagna
- Suzette Monet

- 12 lug
- Tempo di lettura: 2 min

Ho visto cucine che sembrano scenografie e cucine che sembrano biografie. Questa, con la pietra annerita dal fuoco vero, i prosciutti appesi come pendoli fermi nel tempo, le erbe che seccano appese senza fretta, questa è una biografia.
Non l'ho scelta per essere fotografata bene. L'ho scelta perché mi somiglia: il disordine ordinato dei vegetali appena raccolti, ancora sporchi di terra e di orgoglio, le pentole di rame che portano i segni di chi le usa davvero, il grembiule di lino che non è un costume ma un attrezzo. Dietro di me il camino aperto, quello vero, quello che scalda la stanza e insieme la mette in soggezione. Davanti a me un coltello, una cipolla, un gesto ripetuto diecimila volte prima che diventasse mio.
Mio nonno Roberto lavorava in cucine così, prima che diventassero cucine con la stella. Diceva che una cucina si riconosce dal rumore che fa quando nessuno sta cucinando: il legno che si assesta, il fuoco che scoppietta piano, i vasi di terracotta che sembrano ancora respirare quello che hanno contenuto. Diceva che la vera dispensa non è quella piena, è quella viva: cipolle che aspettano di essere tagliate, pane che aspetta di essere spezzato, peperoni che aspettano ancora la loro stagione più giusta.
In questa foto non sto posando come una chef. Sto stando ferma nel punto esatto in cui una vita intera di gusto si è depositata: nelle mani, nel modo in cui tengo il coltello, nello sguardo che non cerca l'obiettivo ma quello che sto per tagliare. L'emotivogastronomia nasce esattamente da qui: dal momento prima che il piatto sia finito, quello in cui la materia prima è ancora domanda e non ancora risposta.
Le collane di perle sopra il grembiule non sono una contraddizione. Sono la prova che l'eleganza e la terra possono stare nella stessa stanza senza offendersi anzi, si completano, come una cipolla dolce e un aceto acido, come una coppia di polarità che al primo assaggio sembra impossibile e che invece è l'unica verità che conta.
Questa cucina non è un set. È il luogo dove il gusto smette di essere ricordo e torna a essere gesto.
(foto scattata nella mia casa di campagna).



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