Il mio negozio preferito
- Suzette Monet

- 26 lug
- Tempo di lettura: 2 min
Il vizio che non voglio smettere di avere
Lo so, ognuno di noi ha un tipo di negozio dove potrebbe spendere letteralmente una fortuna. C'è chi si perde tra le vetrine di una gioielleria, chi non resiste a un paio di scarpe fatte a mano, chi entra in una boutique sartoriale e ne esce con il portafoglio più leggero e l'anima più pesante di soddisfazione. Per me sono le fromagerie e le librerie. Da sempre. Da prima ancora di sapere che sarebbero diventate, in un certo senso, il mio mestiere.
Oggi ci siamo trattenuti, Gianfranco ed io — solo perché non avevamo l'auto sufficientemente vicino, e un limite fisico, per una volta, è servito da freno morale. Perché altrimenti, lo confesso, saremmo usciti con le braccia cariche e la carta di credito in fiamme.
Per lui: una guida di Lisbona, metà di uno dei nostri prossimi viaggi, di quelle guide verdi che sanno ancora raccontare una città prima di farla vivere — Alfama, il Chiado, gli azulejos, Sintra che aspetta dietro l'angolo della mappa.
Per me: una versione fantastica dell'Artusi, che qui mi mancava — quella ristampa integrale con la copertina che sa di altri tempi, "Igiene, Economia, Buon gusto", come se cucinare fosse ancora, giustamente, una piccola forma di educazione civile. E poi il libro di Niki Segnit, La Grammatica dei Sapori, che nella libreria di Suzette non può assolutamente mancare. Perché se c'è un testo che insegna a leggere gli abbinamenti come si legge una lingua — con logica, con intuito, con un pizzico di follia — è quello.
Torno a casa con tre libri e la certezza, ancora una volta confermata, che il vero lusso non è mai quello che si indossa. È quello che si legge, si cucina, si porta dentro. ❤️❤️❤️



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