Colazione a Londra
- Suzette Monet

- 19 lug
- Tempo di lettura: 2 min

C'è un modo di fare colazione che è tutto tranne che un pasto: è una postura, un momento di sospensione prima che la giornata cominci a chiedere qualcosa. Questa foto lo racconta bene: la tazza di tè ancora fumante, i toast disposti come piccole architetture, l'arancia spremuta che porta colore in un tavolo altrimenti fatto di bianchi e crema. E dietro, la luce di una finestra inglese, quella luce morbida e un po' grigia tipicamente londinese.
Ho imparato tardi a rallentare la colazione. Per anni è stata il pasto della fretta, quello che si consumava in piedi, distratto, già mentalmente altrove. Lo so bene che il primo pasto della giornata è quello che decide il registro emotivo di tutte le ore successive. Se lo tradisci con la fretta, tradisci anche il resto.
Questa colazione londinese ha invece tutto il tempo che le serve. I toast triangolari, disposti in fila come pagine di un libro ancora da aprire. Il tè con il latte, servito nella sua tazza spessa, quella che mantiene il calore più a lungo di quanto la fretta permetterebbe di apprezzare. Le uova strapazzate, il salmone, la marmellata accanto ai pasticcini: un piccolo assortimento che non ha fretta di scegliere, che permette di cambiare sapore ad ogni boccone.
Senti, senti, senti anche in un momento apparentemente semplice come questo, c'è qualcosa da ascoltare: il contrasto tra il caldo della tazza e il fresco del succo d'arancia, tra la croccantezza del toast e la morbidezza della marmellata, tra il silenzio della stanza e il rumore lontano della città che, fuori dalla finestra, ha già cominciato la sua giornata senza aspettare la mia.
Colazioni che si consumano, e colazioni che si abitano. Questa appartiene alla seconda categoria.



Commenti