Chi decide cosa è tradizione?
- Suzette Monet

- 6 giu
- Tempo di lettura: 2 min

Chi decide cosa è tradizione? Cibo, identità e potere nella memoria collettiva
Non c'è nulla di romantico nella parola ‘tradizione’. A dispetto dell’immagine di genuinità rassicurante del ‘fatto in casa’, di saggezza delle nonne tramanda per generazioni, se sollevassimo qualche coperchio troveremmo vere e proprie architetture appositamente costruite.
E allora, cosa è davvero ‘tradizione’? Chi decide cos’è 'tradizione'?
Caratteristica necessaria è la ripetitività dei gesti, degli ingredienti, della realizzazione . E non mi riferisco solo all’ambito culinario. Nel momento in cui qualcuno decide che questa ripetitività deve essere codificata, conservata, tramandata e raccontata, ecco che nasce la tradizione. Il tempo la trattiene e la trasforma in memoria.
Tradizione non significa ciò che è sempre esistito, ma ciò che abbiamo scelto di ricordare. In essa c’è un grande potere. Legittima tutto in nome del passato, esercitando controllo sul presente.
Molte tradizioni definite ‘antichissime’, in verità risalgono all’Ottocento. Le accettiamo, consapevoli, senza obiettare. Ne abbiamo bisogno, perché ci occorre stabilità quando il mondo cammina a passo svelto.
La tradizione presuppone una scelta tra ciò che vogliamo conservare e tramandare e ciò che vogliamo lasciar andare e dimenticare.
A ben guardare, le tradizioni che resistono al passare del tempo, non sono quelle intransigenti, ma quelle che si adattano, si modificano.
A decidere è una comunità o un singolo, una nonna o un algoritmo.
Anche ciascuno di noi decide, nella propria vita, cosa è tradizione e cosa no. Chi non ha o non ha mai sentito parlare delle 'tradizioni di famiglia'?
La tradizione non serve solo a ritrovare il passato, ma a vivere il presente con consapevolezza. Non è da subire. È ciò che abbiamo deciso di fare vivere e sopravvivere.



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