Spaghetti al tonno e capperi, con limone e prezzemolo
- Suzette Monet

- 3 lug
- Tempo di lettura: 2 min

Ecco un piatto che nasce per necessità e resta per grazia.
Nel dopoguerra, nelle case dove il pesce fresco costava troppo, il tonno in scatola diventava mare; non il mare vero, ma quello che si ricordava, o che si immaginava. E il limone, in quella cucina povera, faceva il lavoro che di solito fa il tempo: apriva, schiariva, rendeva improvvisamente vivo tutto quello che stava fermo nel piatto.
Il cappero, in questa ricetta, non è un dettaglio. È la nota che rompe la dolcezza del tonno prima che diventi stucchevole. un piccolo scatto acido e salino, ripetuto a ogni boccone, che tiene sveglia la lingua.
Per due persone
200 g di spaghetti (o bucatini, se si vuole più corpo)
160 g di tonno sott'olio, di buona qualità, sgocciolato e sfogliato a mano
2 cucchiai di capperi sotto sale, sciacquati bene
Il succo di un limone non trattato
La zeste dello stesso limone, grattugiata fine
Un ciuffo abbondante di prezzemolo fresco, tritato al momento
Olio extravergine d'oliva, quanto basta
Uno spicchio d'aglio, intero, da togliere a fine cottura
Sale, pepe nero macinato fresco
Un mestolo di acqua di cottura della pasta, tenuta da parte
Il gesto
Si porta a bollore l'acqua per la pasta, salandola solo quando bolle davvero e mai prima, l'acqua tiepida non scioglie il sale, lo deposita solo sul fondo.
Mentre la pasta cuoce, in una padella larga si scalda l'olio con l'aglio intero, a fuoco basso, giusto il tempo di profumarlo senza bruciarlo. Si aggiungono i capperi, che devono scoppiettare appena, e poi il tonno, sfogliato grossolanamente con le dita — mai schiacciato con la forchetta, deve restare in pezzi riconoscibili, non diventare una crema.
Si toglie l'aglio. Si spegne il fuoco sotto il condimento: il tonno non deve cuocere ancora, deve solo scaldarsi, altrimenti si asciuga e perde la sua morbidezza.
Quando la pasta è al dente, si scola tenendo da parte l'acqua di cottura, e si versa direttamente nella padella col condimento, a fuoco basso. Si manteca con un mestolo d'acqua di cottura, muovendo la padella con un gesto rotondo, finché il condimento non avvolge ogni filo senza restare separato sul fondo.
Fuori dal fuoco, all'ultimo, il succo di limone mai prima, l'acido a contatto col calore diretto perde la sua parte più viva. Poi la zeste, e infine il prezzemolo, che va aggiunto crudo e non cotto, perché il suo verde è anche il suo sapore, e cuocendo si spegne entrambi.
La rilettura emotivogastronomica
Mio nonno Roberto teneva sempre una scatola di tonno nella dispensa del suo ristorante parigino, nascosta dietro i tartufi e le ostriche — diceva che ogni cucina, per quanto alta, ha bisogno di un piatto che le ricordi da dove viene. Questo spaghetto è esattamente quello: un piatto senza pretese che, con un limone spremuto all'ultimo secondo, si permette comunque un piccolo lampo di eleganza.
Va mangiato caldo, appena mantecato, quando la zeste è ancora pungente e il prezzemolo non ha ancora ceduto la sua freschezza al calore del piatto.



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